sabato 4 marzo 2017

Rohinton Mistry, "Un perfetto equilibrio" ed. 2003

                                                             Voci da mondi diversi. Asia
             la Storia nel romanzo
             il libro ritrovato

Rohinton Mistry, "Un perfetto equilibrio"
 Ed. Mondadori, pagg. 735, Euro 18,00 

    Questo non è "un altro" romanzo indiano, o meglio, è un romanzo indiano diverso: niente colori, niente musica, nessuna storia d' amore. Questa di Rohinton Mistry è la storia dei diseredati dell' India, dei poveracci che vivono nelle baraccopoli o che dormono sui marciapiedi. La storia che non fa storia delle vittime della Storia. Quattro personaggi principali, dal 1975 al 1984, gli anni del regime dittatoriale di Indira Gandhi. Un treno porta a Bombay Ishvar, suo nipote Om e Maneck. Stanno andando tutti e tre da Dina Dalal: i primi due perché lavoreranno come sarti per lei e Maneck perché è uno studente e ha preso in affitto una stanza nella casa di Dina. Le origini diverse di questi quattro personaggi ampliano la nostra visuale della complessa società indiana. Con dei flashback sappiamo del cambiamento di casta, pagato a caro prezzo, di Ishvar e Om, della vita di Maneck in montagna, dell' ambizione frustrata di Dina di studiare, del suo matrimonio e della vedovanza.
I quattro finiscono per formare una sorta di nucleo familiare, perché la diffidenza e il disprezzo iniziale di Dina verso i due "intoccabili" si trasformano lentamente in una generosa accettazione e poi in affetto solidale.  Nelle strade di Bombay imperversano le squadre del governo Gandhi: con il pretesto dell'Emergenza sono stati sospesi i diritti fondamentali, vengono arrestati i capi dell' opposizione, la stampa è censurata. Ed è qui che si inseriscono un' infinità di altre storie che trovano una loro fine nella conclusione del libro. Come la storia dello studente amico di Maneck che si interessa di politica e che scompare all' improvviso. Aveva insegnato a Maneck a giocare a scacchi dicendogli: "Io gioco tutto il tempo. Tutto quello che faccio è una mossa sulla scacchiera." Maneck non sa, non capisce. Capirà solo dieci anni più tardi, quando ritorna in India dopo aver lavorato all' estero, e non trova più nessuno di quelli che ha conosciuto.
Ishvar e Om sono finiti in una retata per la Pianificazione Famigliare e sono stati sterilizzati entrambi. Dina Dalal è stata sfrattata. Altri sono morti, figure miserande che vivevano di espedienti, come il Raccoglitore di capelli o il mendicante senza gambe sul suo carrettino. Adesso è Ishvar che usa quel carrettino. Seduto sulla coperta patchwork che doveva essere il regalo di Dina per il matrimonio di Om. Maneck aveva paragonato Dio a un artigiano che cuce un' enorme coperta patchwork, e poi, quando la coperta diventa così grande che è impossibile distinguerne il disegno, la abbandona. Questa è la sorte dell' India. C' è una frase chiave nel libro: "si deve mantenere un giusto equilibrio tra speranza e disperazione" per poter vivere. Maneck non ci riesce. La speranza è impossibile. Resta solo un atto disperato. Un romanzo cupo, politicamente appassionato e tremendamente umano che ricostruisce un quadro realista dell' India, pezzo dopo pezzo, proprio come una coperta patchwork.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net




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