lunedì 9 ottobre 2017

José Manuel Prieto, "Le farfalle notturne dell' impero russo" ed. 2000

un romanzo cubano per ricordare la morte di Che Guevara, il 9 ottobre 1967, 50 anni fa

Voci da mondi diversi. Cuba
         mystery
         love story
         il libro ritrovato

José Manuel Prieto, "Le farfalle notturne dell' impero russo"
 Ed. Tropea, pagg. 283, Euro 15,00 

Una farfalla inafferrabile, una donna ugualmente inafferrabile, lettere d'amore, il tema del doppio: questi gli elementi del romanzo di José Manuel Prieto, scrittore cubano che ha vissuto per 12 anni in Russia dove si è laureato in ingegneria a Novosibirsk, in Siberia. Il protagonista del romanzo è un giovane contrabbandiere di reperti dell'ex-Armata Rossa, di visori notturni in particolare. Di lui sappiamo l'iniziale del suo  nome, J., che è straniero in Russia e che parla benissimo il russo. L'avventura inizia quando J. riceve da uno svedese l'incarico di dare la caccia ad una farfalla rara di cui l'ultimo esemplare è stato catturato dallo zar Nicola II in Crimea. E durante un incontro a Istanbul con lo svedese - per chiedere più tempo per acchiappare la farfalla- J. incontra una bellissima russa - anche di lei conosciamo solo l'iniziale del nome, V.- che è finita in un giro di prostituzione e chiede a J. di contrabbandarla in patria perché le sono stati sequestrati i documenti.
Impresa riuscita dopo inseguimenti col fiato sospeso, senonché la bella V. scompare appena sbarcano a Odessa. Il lettore conosce queste storie, e altre precedenti di J., dalle lettere che J. inizia a scrivere a V.. Lettere scritte a mano che non spedirà mai perché non conosce l'indirizzo della donna, lettere di cui J. non è mai soddisfatto e per il cui stile cerca ispirazione negli epistolari di scrittori famosi che si fa inviare in Crimea da un libraio di San Pietroburgo (e anche quella dell'incontro con questo personaggio è un'altra storia). Lettere di Eloisa e Abelardo, di van Gogh, di Karen Blixen, di San Paolo apostolo, Mozart, Kafka, Ciaikovskij e altri ancora. Finale elusivo per entrambe le trame - ma sono poi veramente due trame?- con J. che insegue la farfalla che pensa aver identificato come la yazikus e riflette che, in fin dei conti, chi sa come è esattamente la yazikus? Non esistono due definizioni uguali di questo esemplare. In ogni modo non riesce ad afferrarla e, al suo rientro alla pensione, si illude che V. sia ritornata da lui e invece vede un altro se stesso nella sua stanza. E' a questo punto che, se non ce ne siamo già accorti, vediamo che tutto ha un doppio significato, i due passaporti con lo stesso nome, e anche quei visori notturni che J. contrabbandava e che gli servono solo per un attimo, nella fuga da Istanbul. Come a dire che sono solo attimi straordinari quelli in cui riusciamo a penetrare la realtà e ad avere una visione di una felicità che sfugge, che può avere forme e colori diversi, come una farfalla.
Un romanzo a molti strati, ricco di dettagli e di affascinanti digressioni, apertamente indebitato a Vladimir Nabokov a cui Prieto rivolge più di un omaggio: dal ricordare che Lolita viene chiamata nimphula dal nome di una farfalla (e V. è un papillon de nuit), all'aver chiamato il libraio Vladimir Vladimirovich, fino all'iniziale stessa della donna, V. come V.Sirin, pseudonimo usato da Nabokov e nome fittizio dell'entomologo di cui J.consulta un libro, e anche come Vera, moglie di Nabokov. Un romanzo d'avventura che contrabbanda altri generi letterari, dal romanzo di formazione a quello di confessione personale, dal saggio filosofico al romanzo d'amore. Intrigante e originale.


la recensione è stata pubblicata sulla rivista Stilos







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